Vi è mai capitato di avere tanta voglia di strangolare qualcuno? Qualcuno che, fregandosene altamente dei vostri eventuali problemi privati, non fa che tartassarvi. Un non-uomo, come io l'ho sempre considerato (un senza-palle se volete), che definire stronzo sarebbe veramente troppo riduttivo. Uno di quelli che, avendo un briciolo di potere, si sentono infusi di luce divina e che a Napoli chiameremmo il "gallo sopra la monnezza". Già, immaginatemi in questo momento mentre guardo con occhi omicidi un tipo del genere che non solo sta insinuando che dalla mattina alla sera non faccio un cazzo, ma che vuole caricare anche i pochi minuti liberi (che eventualmente sarebbero anche momenti privati) di commissioni futili e inutili giusto per il puro gusto di dire che vi fa sgobbare. E potrei guardare l'emerito coglione in cagnesco per ore, però con quella sua faccia ebete e orecchie da Maestro Yoda (mio dio quanto mi può fare schifo quell'uomo sotto ogni aspetto) non capirà mai perchè è troppo stupido per farlo. Uno che teoricamente è laureato ma non sa scrivere in italiano, non sa fare 2+2 e al quale bisogna spiegare le cose almeno dieci volte fino a quando non le capisce (e durante le 10 spiegazioni devi pure sentirti dire che sei tu a non aver capito niente, visto che lui è più importante di te)... cioè davvero. In momenti di sconforto come questi nemmeno i miei adorati pistoleri del west (mary sue esclusa) o uomini di Gondor in armatura riescono a consolarmi. Mi viene da ripensare alla mia vita, privata e lavorativa, a tutte le cadute dopo le quali mi sono rialzata e la tentazione di mandare tutti a fare in culo è davvero fortissima. Poi prima o poi mi rialzerò come sempre, quindi almeno mi toglierei una soddisfazione. Però il buonsenso ha la meglio e torno al presente, col coglione che ordina e pretende di sapere che stai facendo ogni minuto della tua giornata. Alè.
Un giorno le mie ali saranno libere e potrò volare verso porti più sicuri, tra le braccia di persone che sanno apprezzare quello che ho da offrire e che non usano la spranga e la frusta per ottenere il meglio da me, senza sapere che riescono a guadagnarsi solo il mio disprezzo. Quel giorno il sapore della vendetta sulle mie labbra sarà dolcissimo. Pregusto già la scena di me che arrivo, apro la porta dello stronzo supremo e gli comunico che il gabbiano è volato via, perchè qualcuno ha saputo apprezzarlo. Mentre starò volando via dalle mie piume cadranno un bel pò di carte. Oh, niente paura, solo la richiesta di quello che mi è dovuto, più qualche altra cosetta simpatica che lo farà saltare dalla sedia. Arriverà quel giorno, io lo so.
Ps. Per quelli che leggevano il mio blog anche prima della "purga"... si, ci risiamo, i soliti problemi che avevo anche prima. :( Che gente di merda... Il mio borsellino è peraltro vuoto perchè casualmente qualcuno non ha ancora emesso un pagamento mensile nei miei confronti. Allegriaaaaa è tornato tutto come prima, c'è da essere veramente felici, vero?
Teaspoon: Son, there's only one thing you can't save a person from and that's themselves.
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Il lavoro è uno sfacelo. Sono subissata di cose da fare e mi pare che a volte in alcuni contesti esista davvero soltanto io. Per dirne una, se io prendo mezz’ora di permesso, il collega che teoricamente dovrebbe fare da supervisor e “aiuto”, non va mica a prendere le firme per il corso che sto seguendo al posto mio? Noooo! Attende che arrivi io, così devo bussare a metà lezione e disturbare insegnante e allievi. Il motivo? Boh. Avrei parole poco carine nei suoi confronti, ma le tengo per me in quanto essendo questo un blog pubblico ed essendo lui un grandissimo ficcanaso, non vorrei che ne approfittasse per una delle sue lamentele al capo. Buuuuh mi trattano tutti male!!! Piccino. Blah. -__-
L'altra settimana Francesco è stato a casa per qualche giorno tra una chemio e l'altra. Non appena entrati in casa ci vediamo di fronte questo bimbo che mangiava con la nonna e, con mia grande vergogna a posteriori, non lo riconosciamo: era lui. Lui, ma per modo di dire, ovviamente. E' gonfio all'inverosimile, al punto che i tratti somatici ne sono stati completamente stravolti. Ha questi tubi che entrano dal collo e fuoriescono dal petto, però – a parte il fatto che se ne vergogna – non pare gli facciano male. L'occhio, il cui nervo è stato sfiorato durante l'intervento neurochirurgico al quale è stato sottoposto, non è ancora tornato a posto quindi al momento non lo può usare e viaggia per i fatti suoi. Le sue reazioni – tutte, anche un semplice sorriso – sono lente e misurate, perchè è pieno pieno di cortisone che lo rallenta e lo fa star calmo. Non parla quasi più, farfuglia o mugola perchè pare che gli sia difficile parlare, tanto è gonfio.
Insomma, per noi uno shock non indifferente, ma che fare? Già erano tutti lì che parevano appena usciti da un funerale, la zietta Dark non poteva certo smentire la sua fama di casinista, no? E quindi ci siamo messi a giocare. Lui seduto comodo accanto a me sul divano e io che cercavo di intrattenerlo e di non stare troppo male allo stesso tempo. Vi assicuro che quando ha preso la palla e non riusciva a lanciarla perchè il braccino non gli funziona, non è stato affatto semplice continuare a sorridere e proporgli un altro gioco. Immaginate che cosa possa essere vederselo così. Vero, è vivo. Ma per quanto? Queste lancette si muovono inesorabilmente e non riusciamo a fermarle. Il fatto che non abbiamo idea di come andrà a finire peggiora solo le cose.
Il giorno dopo già abbiamo dovuto indossare la mascherina per vederlo, per evitare un qualsiasi tipo di contagio, visto che la chemio gliela farebbero anche se avesse la febbre, per non interrompere il ciclo. Brutto. Nemmeno gli abbiamo potuto dare un bacino e mi sembrava una brutta puntata di E.R....
Poi è tornato in ospedale, dove ha fatto le ultime due chemio del primo ciclo. Dovevano dimetterlo domenica per 21 giorni, prima di ricominciare il secondo ciclo, ma poi hanno preferito tenerlo per fare una serie di accertamenti e per depurargli il sangue dalle scorie. Insomma le cose cambiano di continuo e non si sa mai se e quando tornerà a casa. Spero presto, gli ho preso una bella maglietta di Topolino alla Disney Store e una valigetta piena di tutti i tipi di colori, a cera, pastelli, pennarelli, visto che adora scarabocchiare e colorare con me gli album da disegno. Tra due mesi gli faranno una nuova risonanza magnetica per vedere che sta facendo il nostro tumore bastardo, ma non vogliono fargliela prima, nonostante noi vorremmo sapere che effetti ha avuto il primo ciclo di chemio. Vabbè... non ci resta che (piangere) attendere, come sempre. E il tic-tac continua ad assillarci.
Il mio cruccio al momento... cioè quando non penso a Francesco? Sono divorata dal desiderio di scrivere, scrivere e sfogarmi sulla carta, ma non riesco. Sono stanca, non ho mai tempo e al lavoro mi stressano troppo, quindi non trovo mai l'ispirazione al momento giusto e l'energia per poterlo fare. Mi basterebbe persino una bella fanfiction ben scritta, eh, mica un libro! Al momento mi è tornata la fissa per Boromir di Gondor e fanculo quelle pazze americane puritane del genere che rompono dicendo che tanto è morto. Tiè! Intanto la mia ficcina non la pubblicherei da nessuna parte, se mai riuscissi a scrivere, poi il mio Boromir non è affatto morto ma l'ho rapito io e lo tengo segregato nel mio armadio, che ci eravate cascati??? E poi, se avessi tempo, una grande fic sui riders e in particolare su Jimmy Hickock non ve la toglierebbe nessuno.
Ehh si. Sognare è bello, peccato che poi bisogna tornare ai casini di tutti i giorni :(
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Ci siamo quasi, insomma. Ho passato una notte insonne a piangere nel cuscino perchè nessuno mi sentisse. Forse sembro una pazza, non lo so. Al momento le uniche cose che mi lasciano una parvenza di normalità sono il lavoro, per il quale niente cambia e forse è persino un bene, e la scrittura. Avevo tante idee per il mio secondo libro, ma al momento mi sembro paralizzata, quindi mi concentro su articoli, interviste e sul mio gioco di ruolo.
Ha un tumore embrionale rarissimo. L'anno scorso in Italia ne hanno registrati soltanto 7 e 4 bambini non ce l'hanno fatta, mente i rimanenti 3 hanno una bassa aspettativa di vita. Con Francesco proveranno una cura sperimentale: da una parte gli iniettano i veleni della chemio e dall'altra gli succhiano via le staminali. Poi lanceranno un attacco fortissimo, che lo porterà quasi alla morte, immettendo di nuovo le staminali in circolo. Se il tumore reagisce male questo attacco lo farà esplodere e morirà nel giro di pochissimi giorni. Se reagisce "bene", allora continueranno con la chemio e poi passeranno alla radio. Ma. Ma potrà subire gravi danni celebrali, motori o chissà cos'altro. Insomma non sarà mai più lui. Iniziamo domenica.
Volete sapere cosa mi fa impazzire? Non ho potuto nemmeno abbracciarlo per l'ultima volta. Domenica mi ha dato un bacino, pensavo di poterlo salutare almeno, ma l'hanno portato in isolamento con la mamma per prepararlo e ci resterà per tutto il tempo della terapia. Poi o uscirà in una piccola bara bianca oppure magari nemmeno mi riconoscerà. E io non ce la faccio, volevo soltanto sentire il suo calore per l'ultima volta, abbracciarlo forte e dirgli di aspettarmi, dovunque andrà. Zietta dark lo raggiungerà e potrà continuare a leggergli le favole che avevamo iniziato e poi finalmente potrà leggergli Moby Dick e insegnargli l'inglese. E' la cosa di cui ho sempre avuto il terrore più grande, che mi viene sbattuta in faccia senza alcuna pietà: la morte. Accompagnata dal non poterli salutare per l'ultima volta. Forse sembro una pazza, forse lo sono, però già mi manca. Ieri abbiamo passato la sera a piangere col suo papà, anche lui sembra uno zombie. Io cerco di afferrare il concetto che comunque andranno le cose, anche se vanno "bene", a quanto dicono i medici lo perderemo comunque molto presto. Quindi perchè illudersi? Doveva essere il paggetto al nostro matrimonio, che chissà se riusciremo mai a organizzare. Ma tra due anni lui non ci sarà. Non sappiamo nemmeno se arriverà a festeggiare i suoi quattro anni a giugno. E la mamma? Vogliamo parlare di lei, che prima ha assistito il fidanzato, ora marito, nella sua lotta contro il cancro, poi ha visto morire sua mamma, sempre di cancro e ora si trova a curare il figlio, ma anche il papà di lei è molto malato. Sempre di cancro. Come si fa?
Eppure lei ha avuto le palle di andare dai medici a chiedere se Francesco soffrirà. Nessuno aveva osato perchè nessuno voleva sapere la risposta. Lei ci è andata e quando hanno detto di no, perchè per prima cosa il tumore attaccherà il cervello e i ricettori nervosi, ha annuito ed è tornata dal bambino. Basta.
Sono una vergogna, dovrei essere più forte e mi sono ridotta un rottame...
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La mia vita è come una giostra impazzita da un mese a questa parte. Tutto gira e gira, tu vorresti scendere ma non ti è permesso. In una settimana stavo per perdere mia zia (vedi post sotto) e hanno ricoverato un bambino di 3 anni che, anche se non mi è cresciuto nella pancia, ormai considero mio.
Se mia zia ne è uscita, miracolosamente, in nemmeno 17 giorni di ospedale, il piccolo Francesco è ancora lì e continua a peggiorare.
Vivo nell'angoscia da un mese, non dormo più, ho una faccia pallida che Casper al confronto sembrerebbe appena tornato dalle Bahamas, sono sempre isterica o totalmente atona e priva di volontà. Insomma non sto a capirci niente. Io ODIO dovermi mostrare debole davanti agli altri. ODIO la pietà altrui. ODIO le frasi di circostanza di persone alle quali non frega un cazzo di te o delle persone che ami, ma fingono di essere molto dispiaciuti perchè così si fa. Ebbene, ieri sono crollata Me ne vergogno da morire. Ero al mio computer, quando arriva la telefonata: tumore embrionale di 4° livello, il più raro, pericoloso e infame che quel piccolo di 3 anni potesse avere. Ho le foto attaccate di fianco al monitor. Me lo dicevano e le guardavo. Quando ho chiuso la comunicazione avevo la nausea. Sono corsa via senza pensare, rifugiandomi nell'ufficio di due colleghe che, purtroppo per loro, vivono una serie di drammi da molto più di me. Ho cominciato a singhiozzare, praticamente crollando. Una mi ha abbracciata e ha pianto con me quando ha saputo, mentre l'altra mi cercava tutti i numeri e i recapiti dei centri di trattamento dei tumori al cervello in Italia e all'estero.
Non sono riuscita ad andare in ospedale. Codarda, lo so. Ma che cos'avrei potuto dire per confortare quei genitori, quando non mi reggevo in piedi e non riuscivo a calmarmi? Che sarebbe andato tutto bene? E chi avrei preso in giro??
Sono rimasta al lavoro. Se penso troppo non va bene, mi allucino con cose brutte. Se ascolto musica è anche peggio. Continuo a piangere, mi sembro uno zombie ormai. Però in pubblico sono la solita: sorriso, gentilezza e professionalità, incluso coi miei che sono preoccupati per me. Va tutto bene, sto bene, sto mangiando, ho forse un pò l'aria stralunata ma non è nulla. Già.
Il mio punto di riferimento, l'ancora che mi permetteva di lasciarmi andare senza perdermi, è sempre stato il mio ragazzo. Ora che è crollato anche lui, che anche lui sa che non c'è niente da fare, devo essere forte. Lo consolo io, cerco di rassicurarlo che andrà tutto bene. Non ci credo, ma magari potrebbe crederci lui. E intanto penso, penso e penso.
Quando era neonato e voleva che io o il mio ragazzo lo prendessimo in braccio. Non andava da nessuno tranne che con noi e coi genitori. Nessun bambino mi ha mai voluta intorno, tutti piagnucolosi o smorfiosi. Lui si, sempre. Ero la zietta dark, come mi prendeva in giro sua mamma. La sua fidanzatina, da quando ha capito cosa significa. E lo zio Daddo era il suo rivale n. 1, perchè gli voleva soffiare la ragazza. Mi ricordo quando lo cullavo in braccio, con quei calzini piccoli piccoli e i piedini sempre gelati. Quando voleva uscire con la mamma che stendeva i panni e non poteva perchè era malato. Quando facevamo il bagnetto prima e la doccia poi, e lui voleva "il mare" (la vasca piena d'acqua), che poi ad una certa ora andava a dormire. Lui si rassegnava, dopo una bella nuotata e una giocatina coi Teletubbies, a mettere il suo pigiamino da Lord inglese con le ciabattine e ad andare a nanna. Ricordo quando pretendeva che andassi a dormire con lui... e a volte ci sono stata, cullandolo finchè non dormiva e poi sgattaiolando via senza svegliarlo. Ricordo quando la mamma si addormentava, esausta, e lui arrivava in calzini e pannolone, un paperotto coi capelli arruffati, nel salone dov'eravamo a vedere la tv. Il papà gli chiedeva cosa ci facesse ancora sveglio e lui con aria candida "la mamma dorme, io voglio vedere la tv con la zia".
Non so se dire che avrei voluto non conoscere un tesoro di bambino come questo oppure ritenermi fortunata di averlo cresciuto sulle mie ginocchia. Avevo tante speranze, tante aspettative... gli insegnerò questo, andremo a Eurodisney insieme, da grande lo porto qui e qui... ma cosa? Dove, quando? Non ci sarà mai più un quando. Non ci sarà mai più niente. E io mi sento vuota, piango sempre anche se so che non serve.
Domenica mi si è spezzato il cuore. Da quando, un mese fa, è entrato in ospedale era sempre nervoso. Nemmeno mi guardava, non voleva farsi avvicinare, era diffidente. Dopo il primo intervento alla testa (il tumore è al cervello), l'ho rivisto proprio domenica. Una fasciatura enorme sulla testa e un occhio che non segue più l'altro. DIcono sia normale, che poi si rimetterà a posto. Ancora non ha ripreso l'uso del braccio e della gamba destra, quindi è tornato al passeggino. Mi ha visto attraverso il vetro della terapia intensiva, stava per addormentarsi. Cinque minuti dopo l'ho visto con la mamma che sgattaiolava fuori in passeggino - vietatissimo dalle infermiere. Voleva un bacino dalla zia. Dopo un mese, ancora mi vuol bene. Mi ha abbracciata e poi mi ha dato un bacino sulla guancia e io ne ho dato uno a lui. Non ha voluto salutare nessun altro, solo me. E il mio cuore si è spezzato. Ora lo operano e rischia brutto, la paralisi, la morte, uno stato vegetativo. E io non posso salutarlo perchè non lo fanno più uscire. Ho paura. Sono terrorizzata.
Perchè? Non me lo spiego. Perchè lui? Perchè noi? E che peccato ha mai potuto commettere questo bambino per essere punito con la morte quando non sa nemmeno cos'è la vita? E i genitori? Quale peccato mortale hanno commesso perchè gli sia tolto il loro unico figlio in questo modo assurdo e brutale?
Io non lo so. Ma vorrei tanto poter continuare a pensare alle mie cazzate, ai pettegolezzi che ci sono al lavoro, a chi mi è antipatico, a cose futili e semplici.
Non posso, non mi è concesso.
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Quando è arrivata la prima telefonata non volevo crederci. Era così assurdo, cavolo, non eravamo in un film, poteva mai essere vero? Poi un dubbio si è insinuato nella mia mente. Ho detto al collega maniaco che forse avevo un'emergenza in famiglia (segno che sotto sotto ci credevo) e sono corsa in bagno che già tremavo. Ho chiamato mia nonna e lei era sotto shock, gridava e piangeva al telefono mentre mi diceva che avevano sparato a mia zia e che stava morendo. Lì sono tornata nella stanza del capo. Ero pallida, non capivo niente e solo quando ho chiuso la porta ho lasciato che uscisse qualche lacrima. Lui ha capito subito che era una cosa grave e mi ha detto di stare calma. Mi ha sentita chiamare il mio ragazzo e dirgli di venire immediatamente a prendermi, implorandolo di far presto e dandogli la notizia. Sono corsa via senza niente, con un "ciao" soffocato perchè non volevo spiegare niente a nessuno. Da mia nonna era una bolgia infernale, visite, gente che si disperava...
Ecco, la notizia era che l'ex marito di mia zia, dopo 5 anni (e tre dall'ultima aggressione che l'ha fatta finire in ospedale) è andato fuori la scuola elementare dove lei lavora e le ha sparato otto (per ora ne hanno contati tanti) colpi di una 7,65 a distanza ravvicinata. L'ha guardata mentre (secondo lui) stava morendo e alle sue richieste di soccorso è fuggito.
Chi zia era tra le tante? Quella dalla quale mi sono allontanata per via del marito, che ha tentato in tutti i modi di rovinare la mia relazione col mio ragazzo. Quella con la quale ho passato tanti pomeriggi a ridere, a scherzare e suonare la chitarra. Quella che mi dava consigli sui ragazzi e mi incoraggiava sempre. Ecco, lei. Quella, alla quale, per un caso della vita, ho presentato l'uomo col quale doveva sposarsi quanto prima, visto che a marzo avrebbe avuto il divorzio definitivo.
La prima sera, quando sono andata a trovarla, non ho avuto nemmeno il coraggio di entrare. Ho visto solo questo lettino con tutti i tubi che uscivano e le sacche di sangue e sono stata male. Aveva gli occhi chiusi e io mi sono detta - codarda - che non volevo svegliarla. Invece poi quando me ne sono andata ha chiesto di me.
Ieri sera sono entrata - era sveglia e ora parla un poco - ero pallidissima e mi tenevo a distanza. Lei mi ha chiamata, con un vago tono di rimprovero, dicendomi di avvicinarmi e prenderle la mano. E che mi vuole bene. Io le carezzavo la mano e lei si è scusata che non riesce a muoverla bene e non sente molto. A mia mamma ha detto che ha paura che le si sia lesionato qualcosa. Ha ancora tre proiettili dentro, uno per ogni braccio e uno che è uscito dal polmone e si è piazzato nei pressi del cuore, ma che per ora non si muove. E' gonfia e ha le braccia piene di lividi (lui ha tentato di trascinarla in auto prima di sparare). Ha un tubo che esce dal naso e le scende nello stomaco (tutto bucato) per drenare il sangue, che ogni tanto si riempie di questo liquido rosso che la mia mente si rifiuta di riconoscere per quello che è. Ha flebo nel collo e nelle braccia, non può mangiare nè bere. Io le avevo portato un labello per ammorbidire le labbra, tutte spaccate. Mi ha chiesto di metterglielo e mi tremavano le mani. Noi lì a preoccuparci per lei e lei ci chiedeva se la sua sorella più giovane stava bene, che ha sentito la sera prima (noi convinti che dormisse) che ha avuto una crisi isterica chiedendosi perchè non fosse successo a lei. Noi che evitavamo l'argomento e lei che, con freddezza, ci ripeteva ogni parola che lui le ha detto, ogni cosa che è successa e la sua intenzione di ammazzarla. Senza battere ciglio, mentre a me venivano i brividi. Sono stata fredda anche io, con questo sorriso appiccicato al viso. Poi siamo tornati col mio ragazzo, mia sorella e mia madre, che ho dovuto trascinare via. Sono rimasta in silenzio tutto il tempo, finchè c'erano loro. Appena portate a casa, quando il mio lui mi ha chiesto se stavo bene non ce l'ho più fatta e, per la prima volta da quando era successo, sono scoppiata in lacrime e singhiozzi. Mi ha trascinata a casa del suo migliore amico e della moglie, che speravano tanto di farmi un pò riprendere. Ci hanno provato in tutti i modi e io giuro di essermi impegnata, ma ogni tanto era come se mi perdessi nei miei pensieri, mi "svegliava" il mio ragazzo e io me ne uscivo con cose tipo "domani le porto un pò di giornali", o "ha le mani ancora sporche di sangue, secondo te gliele posso lavare?", segno che ancora pensavo solo a quello. Lui è preoccupato, ma io non riesco a fare altrimenti...
Vorrei chiedere al mio capo di cambiarmi di orario, solo di mezz'ora, per consentirmi di andarla a trovare in orario di visita dopo il lavoro. Lei mi vuole vicino e io, benchè ne abbia paura, ora lo so, voglio stare con lei. I medici non scioglieranno la prognosi per un bel pò e ci ricordano sempre che - per ora - è viva e già è un miracolo. Però non possono sbilanciarsi perchè una qualsiasi infezione sarebbe letale e potrebbero esserci altre complicazioni, oltre a un intervento d'urgenza all'utero che deve ancora avere e l'estrazione dei restanti proiettili. Ieri aveva già la febbre. E noi tremiamo. Se ce la fa a "saltare il fosso", come dicono loro, poi ci vorranno mesi prima che esca dall'ospedale e non potrà vivere più come prima a causa dei danni a intestino, fegato e stomaco. E al polmone, ovviamente.
Insomma.... mi sento Bridget Jones. Tutte a noi capitano, ma stavolta la sfiga ha superato ogni limite e mi ha lasciata a pezzi. Sto da schifo. Non ho voglia di tornare al lavoro da quei cretini che non hanno niente a cui pensare, ma so che devo. Non voglio affrontare la cosa ma so che devo. Insomma... il fosso qui dobbiamo saltarlo tutti, non solo lei. Ho mamma che non sta bene dalla notizia, la nonna che sta perdendo i lumi della ragione, uno zio che si è sentito male e che è stato ricoverato quando ha saputo, mio padre che l'ha presa con rabbia e ce l'ha col mondo, la gente che mi chiama di continuo...
Ma ce la devo fare. Prima o poi passa, c'è solo da pregare tanto e tenere sempre le dita incrociate. Poi passa.
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Dunque, inizio col dirvi che l’altra sera è andato tutto bene. Sono arrivata che era già iniziato il dibattito perché Napoli è caotica come sempre e non si trovava parcheggio. Dopo aver contrattato col solito parcheggiatore abusivo di turno, siamo riusciti ad entrare. Carmine mi ha subito notata e mi ha salutata dal palco, poi mentre mi stavo iniziando a rilassare, ascoltando un interessantissimo dibattito sulla fantascienza e autori come Asimov, sento il mio nome. Gelo. Carmine ha elencato tutti i capitoli del libro, riassumendoli in breve insieme ai nomi degli autori. Io e lui siamo gli unici che hanno scritto due capitoli, quindi tutti si chiedevano chi fosse questa Dany Caputo, visto che io ero rimasta buona buona sulle scale, defilatissima e in silenzio. Ahem. Alla fine inizia a chiamare gli autori, uno per volta, con tanto di microfono (che io odio profondamente) per parlare della loro esperienza nello scrivere il proprio saggio. Tutti si erano preparati qualcosa tranne me… al solito Carmine mi aveva rubato le battute e aveva già detto tutto quello che volevo dire io!!! Quando mi chiama fingo sicurezza, come al solito del resto, mi siedo e subito Carmine inizia a dire che sono stata il suo supporto lungo tutto il processo di ideazione e scrittura del libro, che il mio contributo è stato prezioso e tante altre amenità. Io nel pallone ovviamente, ma quando inizio a parlare mi si sdoppia la personalità, quindi sono andata avanti a ruota libera per circa dieci minuti. Non nascondo di essermi inceppata un paio di volte, ma niente di grave (spero). Ovviamente il Prof. Universitario seduto accanto a me, che era rimasto in silenzio fino a quel momento, ha voluto commentare il mio intervento… io l’ho considerata una cosa positiva, poi non so! :)
Alla fine sono tornata al mio posto e l’evento è terminato dopo una mezz’ora, in cui ha parlato l’editore, che secondo me è una persona veramente in gamba, propositiva e intelligentissima. Ecco, proprio lui, quando stavo per andar via, mi ha bloccata con Carmine. Il collega mi ha presentata e all’editore si è illuminato lo sguardo. Mi ha fatto i più vivi complimenti perché il mio saggio gli è molto piaciuto, mentre agli altri per essere gentile ha detto che hanno fatto un buon lavoro. Non so se l’abbia detto per gentilezza o perché lo credeva davvero, ma mi ha fatto molto piacere. :)
Il libro è stato presentato in anteprima, ma sarà ufficialmente messo in vendita al Lucca Comicon, al quale tutti noi autori siamo stati invitati. Io non ci potrò andare, però se ci passate voi, fermatevi allo stand Cagliostro Editore e date un occhio al libro!
Insomma, ora se al lavoro mi lasciassero un pochetto tranquilla vorrei scrivere il mio, di libro. Cioè, è finito, siamo intorno alle 160 pagine, però sarà da editare innumerevoli volte e io sono solo alla prima revisione, quindi ci vorrà del tempo. Il collega giornalista intanto mi ha già detto che vuole presentarlo al concorso letterario a Dicembre, poi mentre la commissione giudicherà (il mio di sicuro negativamente), vuole che io scriva una serie di racconti che vuole far pubblicare su riviste specializzate. Poi l’editore vorrebbe pubblicare dei fumetti della mia storia, dove scriverò le sceneggiature basate sul libro, ma ci dovremmo accordare col contratto, perché onestamente non credo di voler cedere i miei diritti d’autore, quindi vedremo… insomma lui spera bene. Io so che la storia è buona, funziona ed è innovativa nel suo genere. Potrei provare, magari non ci crede nessuno ma io mi sto divertendo un sacco e quindi… crederci (a giorni alterni!!) non costa niente!
Ps. ma perchè il mio blog mi fa postare sempre due volte? La prima non mi vede mai il post... :/
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Mi sudano le mani. Ho un cerchio alla testa che mi rende impossibile concentrarmi. Solo a pensarci mi viene un'ansia a mille e il cuore prende a battermi all'impazzata: ci siamo.
Tra meno di un'ora salirò sul palco in una nota libreria di Napoli dov'è stato programmato il lancio del libro sui Griffin. Nei giorni scorsi l'evento è stato segnalato da molti giornali e quindi si aspettano numerose persone, tra cui prof. universitari o semplici spettatori, senza dimenticare... le famose wannabes! Le altre "scrittrici" insomma. Ne ho viste un paio su Splinder (ecco il motivo per cui il mio blog ora è privato) e mi sembrano taaanto vanitose e desiderose di fare le vip... antipatiche a pelle. Sarò strana ma non mi hanno fatto una buona impressione. A me di questo libro non importa molto, m'interessava dimostrare di saper scrivere anche saggi molto seri e di poter fare ricerche giornalistiche. Chi lo ha già letto ha detto che il mio saggio spicca rispetto a quelli degli altri, quindi questa è già una gran soddisfazione. Come lo vedo? Boh. Non è un punto di partenza, no. Quello sarebbe il mio libro, quello mio davvero, non questo qui. Allora potrò dire di stare giocando parecchio. Loro invece pare che si stiano preparando a una serata di gala dove c'è in palio un milione di dollari. Maddechè????
Ecco, va bene così. Ho anche imparato il sorriso diplomatico quando vorresti solo spaccare la faccia al tuo interlocutore, grazie agli slovacchi in visita a Napoli che avevano fatto casa nella mia scollatura, i porci schifosi. E allora perchè sono così ansiosa? Non potevo nascere sicura di me? Almeno in certe occasioni non avrei penato e non mi sarei sempre rovinata tutta l'atmosfera! Mi sarebbe piaciuto essere come Alice in Resident Evil III. Visto? Io si. Dio quanto mi mancava Alice... adoro questo tipo di donne forti, facessero più film così, invece di romperci le scatole con l'Angelina Jolie di turno, eccheppalle!!!
Vi terrò aggiornati, voi incrociate le dita per me, ok?
Teaspoon: Son, there's only one thing you can't save a person from and that's themselves.
di Dany Caputo, Claudia Di Cresce, Giuseppe Cozzolino, Marco Borrone, Angela Cinicolo
(Editore Cagliostro E-press - collana Edikolè - Volume 1)
120 pagine - 16x22cm - brossurato- B/N - copertina a colori con alette - 12 euro
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Uno dei motivi principali per i quali non sto scattando più foto come prima è che ne ho avuto abbastanza delle modelle.
All’inizio pensavo che fossero solo quelle che incontravo io: egregie signore nessuno che si credevano dive. Lottavo contro la mancanza totale di professionalità, l’inciviltà e la mancanza di serietà in ogni campo. Mi sfiniva dover stare dietro a loro, organizzare un incontro al quale magari arrivavano in ritardo, offrire loro la consumazione al bar perché in quanto dive secondo loro mi facevano già un favore a presentarsi. Mi umiliava dover mostrare loro il mio book professionale che, modestia a parte, è un librone pieno zeppo di foto A4 (perché ho sempre pensato che altrimenti non le si vede bene) e giornali italiani ed esteri dove sono già stata pubblicata. Sembrava quasi che mi stessero concedendo un momento del loro preziosissimo tempo e che non erano sicure di voler lavorare per una nullità come me. Peccato poi che chi beneficiava di più erano loro e non io. Loro che si ritrovavano con un cd zeppo di foto nuove e professionali da rivendere alle agenzie, vantandosi pure, magari, di aver fatto questo o quel servizio e ottenendo lavori anche dal nord Italia. Io invece non solo lavoravo gratis, ma ci buttavo soldi e tempo senza mai guadagnare altro che non fosse la soddisfazione di essere riuscita a fare un buon servizio fotografico (nonostante io in genere sia la peggiore critica di me stessa e mai contenta delle mie foto).
Sul set poi era un incubo. Mi è capitata gente che, dopo estenuanti trattative non si presentava allo shooting senza nemmeno avvisare o degnandosi di farlo solo cinque minuti prima, quando tu avevi già organizzato tutto. Altre che si rifiutavano di firmare la liberatoria che obbligatoriamente con me si deve compilare e firmare perché mi piace sentirmi il culetto al sicuro. Altre che mercanteggiavano, arrivando ad elemosinare stampe di foto, oltre al CD ovviamente, perché poi posavano per me, quindi almeno le stampe gratis le dovevano avere! E che dire di quelle che, una volta sul set, pretendevano di decidere tutto loro, come se fossero dello staff di Mario Testino? Anzi, no. Almeno con Testino forse avrebbero capito che bisognava star zitte, con me no, essendo io una povera sconosciuta. Eh beh.
Mi è venuto lo schifo, questa è la verità. Tutte queste persone sembrano girini in un lago, che possono nuotare solo ai margini, senza riuscirsi a spingere al centro. Sembrano impazziti e farebbero di tutto pur di riuscire a sguizzare nella parte più scura e più bella del lago, però se non sono bravi abbastanza non ce la faranno mai. Ed è questo il loro problema. Ragazzi qui non si tratta di essere belle. Si potrebbe parlare per ore, cercando di definire un canone di bellezza che sarebbe sempre diverso per ognuno di noi. Per me si tratta di essere interessanti. Se una modella è grassoccia per me può essere comunque interessante da fotografare. Anzi, a dirvela tutta, quelle pseudo modelle perfette che vedete sulle copertine dei giornali non esistono. Parla una che è riuscita a far dimagrire anche di due taglie alcune delle sue modelle e a camuffare cellulite e pelle del viso invecchiata e piena di brufoletti. Fidatevi. Una modella interessante è molto meglio e se è simpatica e un pizzico più umile anche meglio, perché permette alla mia ispirazione di fare bene il suo lavoro.
L’unica modella con la quale ho lavorato benissimo? Juliette, di Milano. A vederla dal vivo non sembrerebbe esaltante. Non sempre i fotografi rendono bene l’idea di quello che ha dentro, imbruttendola con pose eccessivamente dark o trucchi pesanti. Io posso vantarmi almeno di far venire un po’ fuori la dolcezza e la simpatia che la contraddistinguono. In alcune delle mie foto, dove sorride con la coroncina e la bacchetta magica alla Sailor Moon, credo di aver colto in pieno quello che Juliette è. Una ragazza simpatica, disponibile e con una voglia di vivere che ti travolge. Bello lavorare con lei, veramente bello.
Altre? Nessuna. Perché? Beh, iniziamo con l’attrice di teatro di cui non farò nomi che mi ha rubato un mazzo di oltre 40 foto stampate come una borseggiatrice professionista. Non lavorerà mai più con me, nemmeno morta. O parliamo di quella che si vanta di essere arrivata su Sky con le mie foto, guardandomi però dall’alto verso il basso perché io non sono nessuno, a detta sua. E che si vanta di passare dal letto di un vip a quello di un altro perché altrimenti “non si arriva da nessuna parte”. Brava, complimenti. Sono quasi quasi contenta di essere una nullità, se il successo, o così dice lei, provoca questi danni celebrali. Blah. Che gentaglia. Potrei raccontarvi anche di quella volta in cui sono stata contattata dall’agente di Sara Tommasi per fare delle foto, ma quasi sicuramente non mi credereste, quindi visto che non m’interessa vantarmene, lo terrò per me.
Perché questo post, vi starete chiedendo? Perché qualche giorno fa mi ha contattata una modella dal nome altisonante, che vive tra Napoli e Salerno. Vorrebbe un TFP con me. Time For Prints, ecco cosa significa. Quindi uno scambio di favori: lei posa per me gratis, così da farmi divertire un po’ dietro la macchina, io le fornisco foto professionali su cd e carta. Interessante, direte voi. Si, forse. Le chiedo foto e curriculum. Come ho detto non mi entra niente in tasca e allora si, sono selettiva da morire. Se non mi convince non ci lavoro, punto e basta. Le foto non mi esaltano, tipica bionda slavata con un’altissima concezione di sé. Mi ha divertito però il fraseggio che le accompagnava. Praticamente le servono per un calendario che lei vende. Però io non guadagno niente perché mi fa già il favore di posare, quindi figurarsi. Io devo chiamarla e combinare un appuntamento al quale verrà anche la persona che le ha commissionato il lavoro, che sarà presente anche sul set per dirigermi… !!!
Ma non ho capito, ho qualcosa scritto sulla fronte che autorizza questa gente a venire a rompermi le balle? No perché fino a prova contraria io me ne stavo per i fatti miei, è lei che è venuta da me, implorandomi di scattare e intessendo le mie lodi. Poi va a finire che tu guadagni e io no, che mi fai un favore, che mi devo far dirigere da te e da una terza persona… ma mi fai un grandissimo favore? Te ne vai un po’ a quel paese? Magari ti fa anche bene!!!
Teaspoon: Son, there's only one thing you can't save a person from and that's themselves.
